Il Commercio

La “rivoluzione” dei commerci nel basso medioevo: la figura del mercante.
Dopo il Mille si verificano cambiamenti profondi nelle strutture economiche, sociali, culturali e politiche della società europea: la popolazione aumenta, lo sfruttamento delle campagne si intensifica, le attività commerciali e manifatturiere assumono dimensioni prima sconosciute, le città fioriscono, gli organismi politici ed ecclesiastici si modificano e si potenziano.

Alcuni storici considerano il complesso di mutamenti che occorrono tra X e XIII secolo la maggiore rivoluzione di cui la storia europea sia stata teatro, dopo quella neolitica e prima di quella industriale: “una rivoluzione che è all’origine del predominio che l’Europa eserciterà sul mondo in età moderna e nella quale le attività commerciali, strettamente connesse alle città, giocano un ruolo strategico”.

Nel periodo che va dal X al XIII secolo, si registra in Europa una crescente domanda di merci di ogni genere che porta ad una notevolissima espansione dell’economia di scambio, di cui le città sono le protagoniste, ma il cui presupposto sta nelle campagne o, per meglio dire, nei progressi dell’agricoltura. Le trasformazioni economiche – ma anche sociali e culturali – connesse ai commerci e alle città trasformano così profondamente l’Europa da aver indotto gli storici a coniare le definizioni di “rivoluzione commerciale” e di “rivoluzione urbana”. Le attività commerciali crescono per volume d’affari e raggio d’azione sviluppandosi su tre piani:

  • a livello locale, tra città e campagna, tra artigiani e contadini, si incrementano gli scambi dei prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato locali.
  • a livello interregionale, nelle fiere che periodicamente mettono in comunicazione aree distanti, si scambiano prodotti di maggior valore quali il grano, il sale, il vino, la lana, il legname da costruzione, le pellicce, in grado di coprire i costi del commercio a media distanza.
  • a livello internazionale poi, si incrementano i rapporti, mai del tutto interrotti, con il Medio e l’Estremo Oriente, dove arrivano i metalli, i tessuti, il legname da costruzione e i prodotti agricoli europei e dai quali provengono prodotti di lusso, come la seta, le pietre preziose e le spezie (utilizzate in cucina e nella preparazione di medicamenti), ma anche zucchero, cotone o allume (usato nella tintura dei tessuti). Il commercio a media e a lunga distanza è appannaggio dei grandi mercanti perché richiede investimenti cospicui per armare le navi o predisporre le carovane di animali e uomini e organizzare spedizioni commerciali che, sia per terra sia per mare, sono esposte spesso a grandi rischi e difficoltà (pirati, briganti, tasse e pedaggi di ogni genere, burrasche, cattivo stato delle strade).

Se l’espansione economica riguarda, nei secoli considerati, tutta l’Europa, non tutte le sue regioni conoscono un eguale sviluppo commerciale. Le aree trainanti sono quelle dell’Italia e quella delle Fiandre, avvantaggiate entrambe dalle rispettive
posizioni geografiche: la prima, ponte tra l’Europa, il Nord Africa e l’Oriente, è il perno del sistema commerciale dell’Europa meridionale; la seconda, crocevia tra Russia, Scandinavia, Mare del Nord, Mar Baltico, Inghilterra e Francia del Nord, è il perno di quello dell’Europa del Nord.

Il ceto mercantile

Le crescenti opportunità mercantili che derivano dall’espansione in corso scandiscono la formazione e la crescita del ceto dei mercanti, assai diversificato al suo interno per ricchezza e potere. Nel XIII secolo, considerato l’apogeo dell’Occidente medioevale, nuovi gruppi di grandi mercanti, attivi nel mercato europeo e intercontinentale, sono presenti in tutta Europa. L’importanza assunta dai mercanti porta la Chiesa, che fino ad allora aveva nettamente condannato ogni forma di speculazione o di intermediazione legata al guadagno o di traffico di beni prodotti da altri, a giustificare a poco a poco i loro profitti.

Capitale e denaro

L’espandersi del commercio affina i metodi per aumentare il capitale e trasferire il denaro e trasforma la figura del mercante. L’uso, ad esempio, del contratto di cambio (che permette a chi commercia all’estero di spostarsi senza portare con sé denaro liquido), la nascita delle compagnie commerciali (ad esempio, quelle fiorentine dei Bardi e dei Peruzzi), con propri rappresentanti stabili (i fattori) sulle maggiori piazze o la necessità di cambiare molte monete di diverso valore fanno sì che
il tradizionale mercante itinerante vada scomparendo, sostituito con forza a partire dal Duecento dall’uomo d’affari sedentario, insieme mercante, banchiere e cambiatore, che cura il finanziamento di iniziative imprenditoriali e organizza il commercio dalla città dove vive per mezzo di agenti. Pionieri di questa trasformazione sono i mercanti italiani, conosciuti in tutta Europa con il medesimo nome di “Lombardi”, che praticano l’attività bancaria come estensione di quella mercantile.

La cultura del mercante

Intorno al commercio non si sviluppano solo le tecniche d’affari, che trasformano il risparmio in investimento cambiando sostanzialmente la cultura economica, ma prende forza anche la ‘cultura intellettuale’ del mercante (scrittura, calcolo, geografia,
lingue vive) e fiorisce il mecenatismo, spesso praticato dai mercanti dal XIII secolo, che finanziano la costruzione di chiese o di opere di misericordia come i primi ospedali urbani, nonché gli artisti che le abbelliscono. Intorno al commercio cresce
anche la circolazione monetaria e si realizza il conio di nuove monete, prima d’argento e poi d’oro (fra cui il fiorino di Firenze, il cui ruolo internazionale è per alcuni secoli assimilabile a quello del dollaro nel Novecento); si diffondono innovazioni tecnologiche e pratiche (bussola magnetica, redazione di carte nautiche, astrolabio, clessidra, portolani, manuali di mercatura) e nuove tecniche di costruzione delle navi (per renderle più grandi e gestibili) che rivoluzionano la navigazione; si sviluppano le compagnie di assicurazione che assicurano le navi e le mercanzie. Il rinnovamento del commercio esercita, dunque, un ruolo strategico di promozione nello sviluppo generale. Certo l’agricoltura e la terra rimangono la base  nell’economia e del potere: non a caso i mercanti non si oppongono sistematicamente ai valori della società nobiliare, anzi spesso cercano di assimilarsi ai nobili, vivendo come loro e comprando terre. In ogni caso, alla guida dello straordinario sviluppo di quei secoli sta il commercio, soprattutto internazionale, e alcuni settori a esso connessi: le manifatture tessili (i tessuti sono la merce d’esportazione per eccellenza), il settore delle costruzioni edili (legato allo sviluppo delle
città, punti nodali delle reti commerciali), il settore finanziario (anima del commercio).